Marco Bottaro, da studente a lavoratore grazie al percorso in materie plastiche

Circolare n. 134/2016

«Durante gli anni delle superiori ho capito che la plastica poteva dare un futuro ai giovani. Per questo ho deciso di studiare da perito in materie plastiche». Con queste parole Marco Bottaro, 22enne di Grugliasco (TO), ha riassunto la sua esperienza scolastica che lo ha portato a diventare un dipendente della Maris S.p.a. (http://www.mariscorp.com/). Bottaro ha raccontato la sua storia di studente presso l’ISS "Natta" di Rivoli  (http://www.federazionegommaplastica.it/Prj/Hom.asp?gsAppLanCur=IT&gsPagTyp=21&gsMnuNav=01M:500,01L:0,01C:0,02M:500,02L:0,02C:0,&fInfCod=8240&fPagTypOri=2) dove, al momento di scegliere la specializzazione nell’industria o nella plastica, ha scelto quest’ultima: «Di periti meccanici ce n’erano tanti, mentre il perito plastico sembrava un mestiere innovativo».

 

«Per i primi due anni, quando il "Natta" era ancora un istituto tecnico industriale, avevo scelto di frequentare il liceo scientifico e tecnologico, sempre nello stesso polo», racconta Bottaro. «Al secondo anno di superiori la scuola organizzò un incontro con degli industriali. C’era anche il dottor Dario Gallina della Gallina S.r.l. (http://www.gallina.it/). Ci hanno parlato del percorso formativo in materie plastiche, presente all’interno del "Natta", e degli scenari lavorativi. Lì mi è scattato qualcosa. Sapevo già che non volevo andare all’università. L’idea di lavorare subito mi ha affascinato».

 

Marco Bottaro ha avuto anche la fortuna di mettere già un piede in azienda durante il suo percorso di studi. Nonostante la riforma della scuola non fosse ancora attiva, lo studente del "Natta" ha potuto conoscere il suo futuro posto di lavoro già durante le superiori. «A giugno 2012, dopo la scuola, hanno organizzato l’alternanza scuola lavoro sulla lean organization. Quell’esperienza ha cambiato la mia visione delle cose. A scuola non capiamo perché un ritardo è importante. Quando lavori capisci che se non corri, se arrivi tardi, perdi dei soldi», spiega l’ex studente. «Invece a livello tecnico mi ha impressionato la corrispondenza fra ciò che si studia sui libri e ciò che vedevo dal vivo, messo in pratica, in azienda. Il lavoro degli estrusori ad esempio, fatto sul campo, era tutta un’altra cosa. Ho capito che studiare era utile, ma che serve anche l’esperienza».

 

Al ritorno sui banchi di scuola, dopo lo stage in Maris, Marco sentiva di avere una marcia in più. «Quando il professore spiegava, io sapevo a cosa si riferiva. Durante lo stage ho visto una parte di programmazione per le parti a livello numerico, che poi abbiamo studiato durante l’anno successivo. Averne già un’infarinatura al ritorno a scuola, era come essere un passo avanti agli altri. Inoltre ho rafforzato la mia convinzione di voler lavorare subito».

 

Infatti il contratto di lavoro con Maris è arrivato appena 4 mesi dopo il diploma, a metà ottobre 2013. «Dopo la maturità ho ricevuto alcune offerte da altre aziende del settore. Con una si parlava già di assunzione con contratto di apprendistato. Ma, dato che in Maris erano stati contenti del mio lavoro e mi avevano chiesto di farmi vivo dopo il diploma, li ho contattati informandoli che qualcosa di concreto era già nell’aria. Nell’arco di mezza giornata mi hanno richiamato», spiega Bottaro. «Quando ho firmato il contratto, quasi non ci credevo: ero passato dall’essere uno studente all’essere un lavoratore».

 

Guardandosi indietro, Marco non rimpiange di non aver fatto l’università, loda l’istruzione superiore ricevuta al "Natta" e l’iniziativa degli insegnanti. «Si è troppo piccoli a 14-15 anni per sapere cosa si vuole veramente. Si rischia di perdere tempo, di litigare con i genitori, ma alla fine si trova sempre la propria strada». Basta rizzare le antenne. Ma un consiglio Marco vuole darlo, non agli studenti ma ai dirigenti scolastici: «Il percorso di studi in materie plastiche va valorizzato. Sono ancora troppo pochi gli istituti dove è possibile seguirlo. Inoltre l’alternanza scuola-lavoro è un’occasione preziosa: se non è la scuola a farti capire qual è la tua strada, in azienda si può capire almeno se lavorare in un dato settore è quello che vuoi».