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Federazione Gomma Plastica
     

Circolare N. 265 - 22/09/2021

Recepimento Direttiva SUP: audizione di Unionplast alla Camera ed al Senato. No ai pregiudizi PlasticFree; si a misure razionali per il mantenimento del tessuto industriale, per il riciclo e l'utilizzo di materiali riciclati.

Nella giornata di ieri, 21 settembre, i rappresentanti di Federazione Gomma Plastica/Unionplast (Presidente Unionplast, Dott. Marco Bergaglio; Direttore Unionplast, Dott. Libero Cantarella) sono stati auditi dalle Commissioni Ambiente e Industria di Camera e Senato in merito al decreto di recepimento della Direttiva Single Use Plastics (SUP).

 

Il Presidente Bergaglio ha rappresentato preliminarmente la struttura e i numeri del nostro settore, nonché i risultati – migliorabili in vista degli obiettivi comunitari al 2025 e 2030 anche tramite il riciclo chimico - ottenuti nell’implementazione dell’economia circolare, verso la quale l’approccio è sempre stato deciso e proattivo.

 

In particolare:

  • L’integrazione in ambito associativo di tutti i componenti della filiera, dai selezionatori/riciclatori ai trasformatori di materie plastiche;
  • I risultati ottenuti in tema di raccolta e riciclo: in Italia il 96% degli imballaggi immessi al consumo viene raccolto separatamente, e il 70% viene riciclato meccanicamente;
  • La capacità di gestire materiali e prodotti in modo circolare grazie all’impegno della filiera, senza necessità di forzature normative: ogni anno 1 mln di tonnellate di plastica viene trasformata in nuovi oggetti;
  • L’inclusione dei prodotti monouso colpiti dalla Direttiva SUP negli schemi di Responsabilità Estesa del Produttore e il loro conseguente riciclo.

 

A seguito di queste considerazioni è stata sottolineata l’incongruità di una misura che prevede il bando o la riduzione dell’immissione sul mercato di prodotti perfettamente integrati nell’economia circolare.

 

Sono poi state fatte osservazioni e proposte nel dettaglio del decreto di recepimento:

 

  1. Criticità:
  • La “via italiana di recepimento” – ovvero una deroga che offre una via di uscita per le bioplastiche e per i materiali politenati – non risolve davvero e nell’immediato i problemi dell’industria: saranno necessari tempo ed investimenti per superare una serie di problematiche;
  • La proposta di una scuola plastic free è pregiudizievole rispetto al materiale e in contraddizione con gli obiettivi comunitari che puntano invece sull’educazione al riciclo, al riutilizzo e all’educazione ambientale;
  • Non è stato ancora pienamente chiarito che come le aziende dovrebbero gestire l’esaurimento delle scorte a magazzino: nel caso in cui dovessero essere smaltite – perché non più commercializzabili gli impatti ambientali ed economici sarebbero rilevanti;
  • È necessario escludere esplicitamente dall’ambito di applicazione della Direttiva le porzioni multiple e le singole porzioni vendute come multipack, facendo riferimento alla definizione di singola porzione già esistente nell’ambito delle normative dedicate alle informazioni nutrizionali per il consumatore;

 

  1. Richieste concrete:
  • Consentire l’utilizzo di imballaggi o stoviglie monouso in ambienti chiusi in cui non c’è il rischio di dispersione ambientale (mense, ospedali, caserme…) in quanto la gestione del fine vita è affidata non al consumatore finale, ma ad imprese vincolate da contratto;
  • Consentire l’utilizzo di imballaggi o stoviglie monouso laddove sia necessario garantire al consumatore finale una condizione di sicurezza soprattutto quando sia coinvolto un alimento (si pensi ad esempio alle criticità rilevate nelle continue segnalazioni di problemi di sicurezza da parte dell’Autorità europea per il controllo alimentare relative ad agenti chimici presenti nei prodotti alternativi;
  • Consentire l’applicazione dei benefici fiscali previsti dal recepimento (credito di imposta) anche per i materiali riciclati meccanicamente o chimicamente, ove esista un marchio di qualità che certifichi la provenienza del materiale;
  • Al fine di definire gli obiettivi di riduzione di alcuni prodotti occorre fare ricorso agli accordi di programma – come previsto dal dettato europeo – e non demandare, invece, tale compito ai decreti sui Criteri Ambientali Minimi (CAM).

 

 
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